Volver è musica che viene dal silenzio e che dal silenzio è attratta.
Volver è il nuovo album di Carlo Maver, in uscita il 5 aprile 2019.
Registrato dal vivo a maggio 2018 nella piccola chiesa di Casola (BO), in solo per bandoneon e flauto,
questo quarto capitolo musicale di Maver è la trasformazione di un
sentire, dove l’ascolto fuori e dentro di sé è un traguardo, grazie al
quale ascoltatore ed esecutore si ritrovano insieme in un’esperienza
totale.
Volver è musica che viene dal silenzio e che dal silenzio è attratta.
Il solo non intrattiene, denuda. La scelta di suonare in solo permette a
Maver di mantenere puri i suoni degli strumenti, lavorando in
sottrazione e lasciando alle pause un ruolo quasi determinante.
E’
il bandoneon ma ancor di più la poetica del maestro argentino Dino
Saluzzi, di cui è stato allievo, che ha affascinato Maver e lo ha
guidato a ricercare altro rispetto alla tradizione tanguera dello
strumento. I viaggi in solitaria in paesi remoti alla ricerca di incontri, odori, suoni, impressioni, sono fonti da cui si abbevera questa musica.
Carlo Maver non è solo uno dei principali bandenoisti italiani ma anche un viaggiatore errante. Volver, infatti, esce a soli due anni di distanza da libro “Azalai: 1500 chilometri a piedi nel deserto”
(edito nel 2017 da Pendragon), diario di un viaggio sulle rotte
dell’azalaï, l’antica via commerciale che da Tombouctou conduce alle
miniere di sale di Taoudeni, attraverso il deserto del Mali.
Un’esperienza estrema, solitaria, vissuta da un musicista che scoprirà a
sue spese quanto può essere difficile fare a meno delle vecchie
abitudini, mettere in dubbio le proprie convinzioni,
muoversi in un universo del tutto estraneo, governato da leggi proprie.
Per ritrovarsi, quasi duemila chilometri dopo, un uomo e un artista
diverso da quello che era partito.
Non è un caso, quindi, che questo
tempo sia servito a sublimare il sentire musicale, portando anche la
performance a un’esperienza totale, dove l’ascolto di sé, le note e i
silenzi, sono parte integrante e inscindibile.
Il frutto di questa sintesi, Carlo Maver lo spiega così: Questo lavoro in solo è stato un’esperienza profonda. Sperimentare i propri limiti, le proprie paure, il suono e il riverbero. Ho trovato unico poter suonare con me, ascoltarmi. A tratti, mi sono trovato in uno stato dove non avvertivo la paura dell’errore. Uno stato di accettazione, di abbandono dove potevo vedere ciò che ero senza giudizio. Una contemplazione del momento per quello che è. L’ascolto.
La scelta dello spazio per registrare l’album non è a caso. Per i suoi concerti, Maver sceglie spesso luoghi storici, dalle chiese medievali alle cisterne romane, dove la vibrazione del suono si propaga e avvolge completamente i presenti, musicista compreso. Luoghi che possano sottolineare la drammaticità della musica e viceversa. La musica, quindi, assume una funzione e un significato in modo strettamente connesso allo spazio in cui viene eseguita e fruita.
Con Volver, la vita di Maver si confessa in musica. Ritroviamo tutto: dalla preghiera laica “Solo Lunatica” a “Shardana”, omaggio al Mediterraneo. Si inizia con “Partenze”, brano necessario a creare l’atmosfera adatta per seguire queste musiche vagabonde. Lungo il percorso, poi, troviamo “Soledad” un tango rivisto in chiave spirituale, e “Una Llamada” melodia che serve a evocare gli spiriti nei riti sciamanici di chissà quale paese del mondo. “C’era una volta”, invece, ci permette di viaggiare, nel tempo più che nello spazio, fino a raggiungere l’infanzia e la nostalgia di una purezza oramai perduta. E poi “Fino alla fine” che è una lotta, una sfida alla vita, anzi, un inno alla sopravvivenza.
Carlo Maver è musicista bolognese diplomato
in flauto con il maestro Giorgio Zagnoni al Conservatorio Martini di
Bologna. A questo primo strumento, Maver affianca lo studio del
bandoneon grazie a Daniele Di Bonaventura, perfezionandosi grazie al
maestro Dino Saluzzi con lunghi soggiorni in Argentina.
Maver si
inserisce negli ambienti jazz grazie alla collaborazione con il maestro
Teo Ciavarella, che gli permette di collaborare con musicisti di primo
piano come Eddie Gomez, Hengel Gualdi, Javer Girotto, Cheryl Porter,
Simone Zanchini, Di Bonaventura, Riccardo Tesi e molti altri.
Successivamente forma un proprio ensemble, il Maver Quartet, con cui il
musicista registra “Spaesaggi” e “12 Nodi”, partecipando a festival e
concerti di livello nazionale e internazionale. Inoltre, le sue musiche
sono state usate in vari programmi tv Rai e Mediaset, ma ha scritto
anche per il teatro collaborando con gli attori Natalino Balasso, Angela
Malfitano, Matteo Belli e con il regista Paolo Billi. Dal 2008 è
direttore artistico (affiancato da Marco Tamarri) di ‘Eco della musica’,
il festival ecologico-musicale che si tiene ogni estate in varie
località dell’Appennino bolognese e modenese. Nel 2015 pubblica il nuovo
album “Tracce d’Africa” frutto delle contaminazioni provenienti dal
continente africano. A maggio 2017 viene pubblicato il suo primo libro
“Azalai: 1500 chilometri a piedi nel deserto”.